Lezioni di scrittura: ovunque nel tempo

(di Luciano Sartirana)

Di cosa parlare parlando di sé?
Di chi? In che luogo? Lungo quale periodo, da che data a che data?
Queste sono naturalmente domande essenziali, e ciascuno di noi che intende scrivere conosce già le risposte anche se a volte è necessario rifletterci, scegliere, scartare, avvicinarsi.

Ricordati un dato essenziale: nonostante le apparenze, il vero protagonista del racconto di sé non siamo noi, o chi dei nostri parenti e amici mettiamo al centro.
Il protagonista è il tempo stesso, perché ciò che in realtà interessa è il suo influsso su tutti noi sotto forma di mutamenti interiori, di domicilio, di frequentazioni, di stato di salute… anni addosso e nostalgia, oppure nuove relazioni e tanto spazio davanti, a qualsiasi età.

Prima di affrontare alcuni dettagli, troviamo fondamentale suggerire le opere di due grandissimi autori contemporanei, che hanno parlato del tempo e di sé in maniera mirabile.
Da loro impariamo il punto di vista e l’azione del mutamento:
– l’italiana Elena Ferrante, con L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta;
– il norvegese Karl Ove Knausgård, con La morte del padre, Un uomo innamorato, L’isola dell’infanzia, Ballando al buio.

Inizia ora a scrivere, o meglio a progettare la tua opera.

Per primo, considera l’idea di spaccato di vita nel tempo: qual è il periodo che ti interessa?
Può riguardare te stesso, naturalmente: l’infanzia, il liceo o un altro corso di studi, quando hai vissuto in quella città, quando hai avuto una storia d’amore; puoi raccontare tutto ciò che succedeva, oppure limitarti appunto a quell’aspetto (lavoro, studi, affetti, etc.)
Oppure puoi narrare di persone vicine a te, o che hanno vissuto prima di te e con le quali tu hai comunque un legame, come nonni e genitori e, per esempio, come hanno passato gli anni della guerra fra 1940 e 1945; oppure siano emigrati da altre parti d’Italia per trovare lavoro.

È importante – per allargare la prospettiva e le cose da raccontare – chiederti perché tu voglia raccontare quel periodo: per capire meglio alcune cose o svelare segreti di vario tipo, per nostalgia dei molti ricordi, come debito verso persone che ti hanno dato tanto, per la curiosità verso un periodo da raccontare attraverso di te.

La cosa più immediata da fare è raccogliere e scrivere i fatti più importanti o che ritieni tali – su di essi puoi cambiare idea, man mano che scrivi – o quelli che semplicemente ti sono restati meglio in mente.

Nel racconto personale, un problema molto concreto che può sorgere è: non è che qualcuno se la prenda?
Se zio Casimiro lo descrivi come un farabutto, è probabile che i rapporti si guastino…!
Di fronte a questo, Elena Ferrante ha costruito una fitta ma agile trama di nomi, relazioni, personaggi dove difficilmente persone ben precise possono essere riconosciute nonostante i tanti riferimenti… ha lavorato sul mimetismo.
Karl Ove Knausgård ha fatto l’opposto, citando persone vere per nome, cognome e circostanze… alcuni parenti lo hanno infatti querelato.
Fai tu…!

Un problema simile può riguardare te stesso: devo essere sincero fino in fondo, parlare di situazioni che mi hanno imbarazzato, le mie crisi esistenziali, i miei sentimenti più intimi?
No, ovviamente; ma chi affronta anche i lati oscuri di se stesso (il lavoro con l’Ombra) offre un livello di autenticità più alto, e troverà molti lettori che hanno vissuto le stesse cose e apprezzeranno come tu hai avuto il coraggio di raccontare.
Di certo, devi trovare il tuo stile per questo.

Lezioni di Scrittura: scrivere di sé

(di Luciano Sartirana)

Parliamo del racconto di se stessi e di ciò che si è vissuto, della propria o dell’altrui esistenza, di un luogo o un periodo storico particolari. Un’avventura di scrittura e di pensiero che può migliorare il tuo stile, la tua capacità di narrare, la bontà della lingua che utilizzi. L’eterno enigma e l’incantesimo dello scorrere del tempo attraverso il tuo personalissimo sguardo. Ciò che oggi alcuni chiamano autofiction, che ha però una tradizione antichissima.

Intanto, qualche suggerimento generale:

  • Ascoltati quando parli! Cura la tua lingua parlata, deve diventare buona come quella scritta: può costare tempo e sforzi, ma facilita la scrittura stessa, che ti nascerà già pronta in testa.
  • Leggi molto, autrici e autori diversi e di ogni epoca e paese, non chiuderti in un solo genere o nei soliti scrittori.
  • Scrivi qualcosa ogni giorno – fossero anche tre righe sul brutto tempo – e alla stessa ora: fa disciplina e favorisce un flusso costante di immaginazione.
  • Se hai iniziato a scrivere, fissa una data entro cui finire il tuo testo: crea sfida ed energia, la tua attenzione eviterà di sfilacciarsi nel tempo.
  • Non deprimerti se ciò che hai scritto non ti piace! Ci sono sempre due fasi: a) prima scrittura; b) revisione e arricchimento.
  • Cura i tuoi ricordi, annotali da qualche parte, chiedi altri dettagli a genitori, parenti, amici o persone che c’erano; saranno la tua materia prima, più ricchi e più vividi se sono anche quelli di altri e secondo il punto di vista di altri.
  • Associa ciò che ricordi a delle date precise… questo li collocherà nel tempo di tutti e acquisiranno autenticità.
  • In ogni caso, non avere l’ansia della precisione o della completezza: alcuni dei tuoi ricordi saranno vaghi o contraddittori… scrivine lo stesso, la tua immaginazione li renderà ugualmente interessanti.
  • Racconta fatti, non solo stati d’animo o riflessioni.
  • Avvicinati a quelle scene lontane più che puoi, non raccontare tutto come narratore esterno, immagina le emozioni di quell’istante se non te le ricordi. Anche se parli del passato, tutto deve avere la forza del presente e della vicinanza.
  • Privilegia il dialogo diretto rispetto a quello indiretto.
  • Salta pure avanti e indietro nel tempo, ma poni la massima attenzione affinché il lettore sappia sempre e immediatamente in che momento e in che anno siamo.
  • Non accontentarti del piccolo mondo quotidiano degli affetti, ma parla anche dei viaggi, del lavoro, di come erano fatte le case e le città, degli eventi storici che accadevano in contemporanea con le tue scene più intime… delle canzoni, dei cortili, degli sport.
  • Fatti una scaletta temporale di ciò che vuoi raccontare, suddivisa per anno, mese, giorno… il calendario di quelle vicende lontane; è affascinante, e aiuta a non fare errori nel citare avvenimenti o far accadere cose.
  • Anche se pensi di conoscerlo bene per esperienza diretta, studia il periodo nel quale vuoi ambientare il tuo racconto, scoprirai comunque cose che non sapevi.