Nel gommone

L-Nel gommone

Pagine: 100
Prezzo di copertina:
14,00 euro
Collana:
Formato: brossura
Dimensioni: A5 (15×21)
ISBN: 978-88-98914-23-4

Il libro è articolato in sette racconti, che toccano con taglio surreale, paradossale e divertito temi drammatici e su cui probabilmente si gioca la futura convivenza civile sul pianeta.
Ogni giorno migliaia di uomini, donne e bambini lasciano terre desolate, affamate, distrutte dalla guerra e da governi disumani. Superano difficoltà incredibili, incontrano altra violenza sul loro percorso e mettono in ostaggio la loro vita per arrivare in Europa (o negli Usa, o altrove) per avere una chance.

Li vediamo in televisione, cerchiamo di non emozionarci troppo in casa all’ora di cena. Li compatiamo, ci indigniamo con la politica alta e bassa, magari portiamo qualche vestito vecchio in un centro di raccolta, o quantomeno firmiamo un appello su Facebook. Auguriamo – giustamente – grandine e vituperio sull’ignoranza razzista e sui partiti xenofobi che su di essa prosperano.

Ma arriva anche il momento dell’impotenza.
L’istante in cui sai che da solo non puoi fare nulla, che le colpe sovranazionali di questo scempio sono troppo grandi per ognuno di noi, e che il tuo versamento o la tua vecchia coperta donata non spostano le cose.
Soprattutto: che non puoi umanamente sopportare a lungo di stare male per loro. Che una certa dose di indifferenza, superficialità, piccolo cinismo ti è necessaria.
Quelle persone restano anonime migliaia e non singole storie racchiuse in due occhi.
E – via via – il disastro biblico si fa normalità anche nelle menti migliori di ogni generazione.

Questi sette racconti hanno un pregio grande: ti parlano di un’enormità e ti fanno ridere.
Come ti permetti, piccolo borghese egoista che non sei altro?
Mi permetto perchée; Lello Gurrado entra nei meccanismi mentali – i nostri – che delineano il rapporto fra noi e “gli altri”, ne mostra le incongruenze, mette noi “salvati” nella parte di coloro che chiedono di esserlo, infrange le logiche profonde con cui erigiamo le nostre barriere.

Una volta che hai riso, ti rendi conto che quegli schemi mentali sono anche i tuoi.
Hai riso di te, del tuo conformismo, delle tue reazioni stereotipate.
E – anche se sai di potere poco – vedi finalmente degli esseri umani.

Intervista all'autore

Estratto

Juventus

Lo chiamarono più semplicemente Umberto; ma “Juventus” diventò comunque e inevitabilmente il suo soprannome.
Perché il figlio della donna del Burundi e dell’allevatore veneto rappresentava un caso mai verificatosi al mondo.

Era per metà bianco e per metà nero.
Come la maglia della Juventus, appunto.
Per il figlio di un italiano e di una donna del Burundi è normale essere per metà bianco e per metà nero, direte voi. Invece no, perché Umberto, detto “Juventus”, è vero che era metà bianco e metà nero, ma lo era in un modo anomalo, mai visto prima.

Aveva il viso di due colori: la guancia destra bianca, la guancia sinistra nera; un braccio bianco, il destro, e l’altro nero. Una gamba bianca, sempre la destra e una nera. E così le orecchie, ma a posizioni invertite: bianco l’orecchio sinistro, nero quello destro, così come i piedi.
Ma soprattutto le dita. Le dita erano una straordinaria alternanza di bianco e nero. In una mano il pollice, il medio e il mignolo erano bianchi, l’indice e l’anulare neri. Nell’altra il contrario: pollice, medio e mignolo neri, indice e anulare bianchi. Un po’ come i tasti di un pianoforte, per intenderci.
Le dita dei piedi erano più omogenee: tutte bianche quelle del piede destro, tutte nere le dita del piede sinistro.
Il costato dalla parte del cuore era bianco, quello dalla parte del fegato nero.
La schiena, scura dalle spalle alla vita, verso le natiche diventava bianca. Natiche alternate naturalmente, una di un colore una dell’altro.

A questo punto è naturale che emerga la più sottile delle curiosità…

Lello Gurrado

nato a Bari nel 1943.
Giornalista dal 1965.
Dopo aver fatto uso di libri che parlavano di droga (“Gli sdrogati”, “Mamma eroina”, “Don Mazzi, un prete da marciapiede”), ironizzato sul proprio mestiere (“Il mestieraccio”, “Se ho smesso io”), ucciso una libraia (“Assassinio in libreria”), arrestato un giallista (“La scommessa”) e fatto una carneficina in diretta TV su un’isola maledetta (“Nomination”)… dopo tutto questo, e due libri più banali legati alla cronaca (“Khomeini e la questione iraniana”, “San Siro, la Scala del calcio”), ha cominciato a scrivere romanzi di denuncia.
Prima ha raccontato la crisi di un padre al bivio tra resistenza al lavoro e pensionamento (“Invertendo l’ordine dei fattori”); poi ha mostrato le discriminazioni e il razzismo esistenti nella società di oggi (“Fulmine”).