Sesso e altri ordigni

L-Sesso e altri ordigni

Pagine: 180
Prezzo di copertina:
10,00 euro
Collana: Narrative
Formato: brossura
Dimensioni: A5 (15×21)
ISBN: 978-88-98914-20-3

Sono 31 racconti, nati come proposta di Scrittura creativa per confrontarsi con una sfera costitutiva dell’essere donne e uomini, che da sempre resta difficilissima da affrontare.

Essere sinceri, dire cose originali, dirle con una lingua inedita, emozionare chi legge perché prima ha emozionato chi ha scritto, non cadere in banalità o volgarità, o luogo comune o maschilista.

Mica paglia.

Le scene raffigurate e i sentimenti in gioco sono molto diversi da un brano e l’altro. E, alla fine, abbiamo l’umile presunzione di avere mostrato scorci della sessualità contemporanea che neanche noi si conosceva a fondo prima di tutto ciò.

Estratto

DESCRIZIONE SENZA VISTA, di Raffaella Maria Iorio

In quel tempo. Era giunta la fine del mondo e i santi furono inviati sulla Terra con il compito di apparire agli uomini e guidarli verso l’Agnello Mistico, che con il suo sangue avrebbe redento i loro peccati. Ultimato il loro compito, quando ancora gli ultimi armonici delle trombe si attardavano nell’etere, Santa Lucia camminava sulle spiagge di Siracusa.
“Che palle…” pensava.
Quell’espressione l’aveva sentita mentre cercava di mettere in fila i giovani perché incontrassero l’Agnello. In un primo momento pensò stessero parlando dei suoi occhi esposti nell’apposito vassoio; si mise a spiegare loro che non erano semplici palle. Sant’Agata era poi arrivata in suo aiuto chiarendole che cosa significasse in realtà l’espressione “Che palle” e riuscì perfino a zittire il berciare dei giovani.
Agata nel vassoio portava invece le sue tette.

Lucia ripensava a tutto questo mentre calpestava la sabbia siracusana. Si era stancata di tenere quelle palle albumose esposte, così raccolse un sacchetto di plastica dal bagnasciuga e ve le mise dentro. Lo chiuse.
Fece buio.
Il sacchetto si attaccò ai bulbi oculari come se li avesse messi a contatto con la carta vetrata. Lucia corse allora verso il mare e vi immerse il sacchetto, vi entrò un po’ d’acqua e lenì quel fastidioso bruciore.
Le onde sulla risacca scandivano un ritmo regolare e Lucia vi adattò il suo respiro. La salsedine tamburellava sottile la sua pelle: una carezza umida e audace che le liberava il viso dai capelli turbinando nel raccapricciante incavo delle cavità oculari Vuote come il suo grembo vergine.
L’aria gravida d’acqua profumava di pioggia. Si sentivano tuoni lontani, suoni sordi che facevano vibrare il torace. I gabbiani lanciavano il loro richiamo: un intervallo di quinta… cosa fosse un intervallo di quinta glielo aveva spiegato Santa Cecilia.
La sabbia non aveva preso il sole quel giorno, si sgretolava sotto il passo della santa producendo un suono ruvido e ovattato.
All’improvviso Lucia si accorse che gli uccelli avevano taciuto. Si fermò e annusò l’aria. L’odore di pioggia si era dileguato: “è come se le nuvole fossero sparite!” pensò. Mosse un passo verso l’acqua ma il suo piede si posò nell’aria facendole fare una capriola. Perse il baricentro e per un attimo pensò che sarebbe precipitata faccia a terra.

E invece no.
Stava accadendo: tutto stava infine tornando al Creatore.

Tutta la Terra cominciò a levitare lentamente.

«Perché dobbiamo metterci questa roba addosso?» aveva chiesto Lucia a un angelo prima di scendere, indicando l’abito da santa.
«Perché loro vi hanno sempre visto così!» le rispose quello riferendosi agli uomini.
«E dobbiamo portarci per forza anche i vassoi con gli occhi e le tette e le lingue?»
«Sono i vostri attributi! Solo così gli uomini potranno riconoscervi e non vi cacceranno…»

Lucia trovò tutta quella stoffa strabordante incredibilmente scomoda per battere tutta la Sicilia… e poi la gente si schifava quando la vedeva arrivare con gli occhi in mano.
Ora però la tela degli abiti si era fatta leggera e le volteggiava intorno: la sentiva scivolare sulla pelle, morbidamente tra le cosce, sulla schiena, sul viso deturpato. I grani di sabbia, anche loro uniti alla danza, si infilarono tra le pieghe del drappeggio solleticando il corpo virginale. Tutto era attratto verso l’alto, i corpi più piccoli si agglomeravano a quelli più grandi. La vergine se ne accorse quando le gocce d’acqua – come dita sulla tastiera di un pianoforte – cominciarono ad arrivare da tutte le direzioni. Tutto le se appiccicò addosso. Non le piacque. La sabbia e l’acqua erano attorno e, nonostante fosse già morta, si sentì soffocare.
Con sforzo tastò le cicatrici dei suoi occhi che si riempirono di una specie di fango, come se delle mani volessero impedirle di vedere e di respirare.
Lucia perse il suo sacchetto con le due biglie.
Tutti i Santi – trasformati in palle di melma – vennero fiondati verso la luce, ridicole antitesi di deus ex machina passati di moda.
Così sarebbe finita.

Le autrici varie

Questo libro è stato scritto da Paola Becchetti, Alice Borghi, Martina Bricalli, Alessandra Dal Ri, Andrea Federica De Cesco, Pietro De Martino, Francesca Ferrara, Simona Fiameni, Monica Frigerio, Paola Gario, Isabella Gavazzi, Laura Giliberto, Raffaella Maria Iorio, Alessia Lakoseljac, Andrea Lionetti, Angela Flavia Luppino, Lorenzo Magni, Stefano Marforio, Edoardo Mosiewicz, Monica Panigati, Francesca Pellegatta, Chicca Poggio, Debora Polla, Antonio Quatrale, Irene Raschellà, Diana Sabini, Silvia Sardi, Stefano Scarano, Martina Somaruga, Federica Tosadori e Lucia Wang.

Tutte hanno partecipato ai corsi Base e Avanzato di Scrittura creativa del C.R.U.S.M. tra il 2012 e il 2016. Ciascuna seguita a scrivere testi propri e frequentare il pianeta con sguardo vivace, in vista di future personali pubblicazioni.